Union Feltre, quarta sconfitta consecutiva. Bianchini: “Nessuna crisi”

Continua la striscia negativa dell’Union Feltre: sul campo del Tamai è arrivata la quarta sconfitta nelle ultime quattro gare. Ecco la consueta analisi della gara, con seguenti interviste, a cura di Alessandro Cossalter:

TAMAI (4-3-3): Buiatti; Bezzo, Brustolon, Faloppa, Russian (86′ Cramaro); Kryeziu, Concas, Giglio; Alcantara (82′ De Poli), Sellan, Paladin. Allenatore L.Saccon (in luogo dello squalificato De Agostini).

UNION FELTRE (4-3-1-2): Scaranto; Dall’Ara, Guzzo, Dal Monte, Salvadori; Trento, Bedin (83′ Podvorica), Peotta; Rondon; Cossalter (73′ Boschet), Madiotto. Allenatore G.Bianchini.

ARBITRO: Riccardo Dell’Oca di Como.

MARCATORI: 75′ Paladin su rigore.

NOTE: pomeriggio soleggiato, terreno in discrete condizioni, spettatori 300 circa. Recupero p.t.1′, s.t.3′. Angoli 7-2 per il Tamai. Ammoniti Alcantara e Kryeziu (T), Bedin, Trento e Guzzo (UF).

A furia di dirlo, ci stufiamo da soli, e rischia di diventare come quella di Pierino e il lupo. Eppure, anche stavolta, perdiamo una partita in cui non siamo stati sovrastati, in cui l’avversario fa qualcosa in più di noi solo negli ultimi 20′. Prima no, affatto. Prima andiamo a prenderli alti (a fine gara Saccon, oggi sulla panchina dei rossi, sarà elegante e giusto nel sottolineare la personalità ed il ritmo della nostra partita), Trento mette la museruola al factotum Giglio pedinandolo ovunque, Peotta infonde corsa e propulsione, Madiotto fa due gran cose che ci portano ad un soffio dal vantaggio, e dietro concediamo quasi nulla, con Salvadori che argina le iniziative del più ispirato tra i friulani, l’ala destra Alcantara, e Dall’Ara che annulla il temibile Paladin. Oggi ci mancano la classe di Rondon, stranamente impreciso, ed il guizzo di Cossalter, che si scuote soltanto ad inizio ripresa con un paio di giocate da par suo, prima di cedere il posto al coetaneo ed omonimo Boschet. E ci manca da matti la capacità di tradurre in vere palle-gol i momenti della partita in cui giochiamo bene: c’è per esempio una decina di minuti in apertura di ripresa nella quale giriamo palla destra-sinistra/dentro-fuori in maniera armonica, fluida, ma riusciamo a calciare verso la porta due volte appena, e senza mai chiamare Buiatti all’intervento.

I due schieramenti sono di fatto speculari, Concas e Bedin a schero delle difese a quattro, due mezzali ai loro fianchi, con Giglio però assai mobile su tutto il fronte e Trento di conseguenza alle sue costole. Il tridente del Tamai è puro, due ali e Sellan centravanti. Il nostro è reso più plastico dagli spostamenti di Rondon e dal senso della porta di Madiotto. Il loro è geometrico, il nostro istintivo. Due minuti, Cossalter sulla profondità di Peotta che va dentro, non si fida del tiro e la mette rasoterra in area: chiusura in corner. L’arbitro fa molto giocare, cosa sempre buona, il ritmo si alza subito, la partita si carica di tackle e fisicità. Meniamo le danze, pur senza trovare grossi spiragli. Al 22′ goffo disimpegno di Concas sui piedi di Madiotto, il 10 entra in area, se la sposta sul mancino ma svirgola alle stelle. Ora il Tamai riprende un po’ di campo, Alcantara alza fumo sulla destra, Scaranto continua a trascorrere minuti tranquilli. Passata la mezz’ora, gran palla verticale di Bedin sullo scatto di Madiotto che stoppa, punta Russian, lo inchioda con la finta ed esplode il destro: out sul primo palo. Ci prova Paladin un metro dentro l’area, Dal Monte lo contrae in angolo. Allo scadere, Alex difende palla sull’out di destra, la tocca laterale per Madiotto, collo pieno dai 22 metri che sibila a pochi centimetri dall’incrocio dei pali più lontano, Buiatti immobile. Duplice fischio, intervallo.

Nessun cambio ed equilibrio. Al 51′, Bedin intercetta di testa nel cerchio di centrocampo ed indirizza su Rondon, che, unica sua perla, senza stoppare impatta di collo e serve Cossalter sulla corsa, destro ad incrociare alto sulla traversa. Ora giochiamo proprio bene, Salvadori in un paio di occasioni prova a metter fuori la testa, una gran manovra d’aggiramento si chiude con un destro di Bedin dal limite, palla strozzata, fuori di due metri. Di là, contrasto aereo, Dal Monte resta giù, il Tamai prosegue, sassata di Sellan dai 20 metri, traversa piena. Perdiamo un po’ d’intensità, una punizione di Rondon termina mogia a lato, un’altra più avanti cozzerà sulla barriera. Boschet rimpiazza Cossalter, due minuti più tardi il patatrac: Bezzo sfonda a destra, si accentra e tocca dentro l’area per Paladin, Dall’Ara e Dal Monte entrano in sincrono affondando il tackle maschio, forse nemmeno toccano il fantasista di casa, forse si colpiscono a vicenda, ma nella ressa Paladin va giù e l’arbitro indica il dischetto. Lo stesso Paladin è glaciale nell’esecuzione, rincorsa, cambio di passo, Scaranto va giù a destra, lui la sospinge di piatto dall’altra parte, in sicurezza, 1-0. Rimarrebbe un quarto d’ora per tentare di raddrizzarla, ma non ne abbiamo più. Il neo-entrato Podvorica butta sul prato la sua freschezza e la sua inventiva, senza che ne sortiscano effetti. Finisce così, amaramente.

TAMAI- UNION FELTRE, LE INTERVISTE

Tanti musi lunghi, poca voglia di parlare. Il momento è grigio scuro tendente al nero. Ma Peotta ha maturità e serenità sufficienti. Francesco, cominciamo dall’episodio del rigore, da quell’intervento nostro in contemporanea. “A parer mio, lì facciamo una scelta dettata dal nervosismo che ti può prendere dopo tre sconfitte. E’ l’irruenza con cui cerchi di risolvere una partita che giochi, anche oggi, in cui metti intensità (era la terza in otto giorni), e che vedi non ti riesce di far tua. Ti innervosisci, e di fatto crei tu stesso il contesto ideale per un rigore, magari generoso, ma che in qualche modo sei andato a cercarti… Era una palla facile da leggere, ci siamo andati in due, l’arbitro ha sentito il colpo, il rumore proprio… in realtà si son colpiti i nostri due, Paladin non lo tocca nessuno, ma ci sta, non siamo stati sereni nella gestione di quella situazione”. Periodaccio, Peo. Io continuo a dire che i paly-off sono là, però punti non ne facciamo più… “La partita l’hai vista. L’intensità nostra l’hai vista. Non siamo certo una squadra che si stia abbattendo. Nessuno pensa a mollare, qua dentro. Certo, se non fai punti non è semplice guardare la classifica, il lunedì. Ma a livello di mentalità, nessun calo”. Facciamo fatica a costruire occasioni anche quando giochiamo bene. “Questo senz’altro, oggi anche più di altre volte. Cosa da non imputare a nessuno, chiaramente. E’ un difetto generale che vogliamo correggere. Loro si chiudevano molto bene, comunque, su questo campo così piccolo… In altri tempi, partite così le vincevamo, però, vedi, è un momento del campionato che ti sta un po’ girando così… Ma nessun allarmismo, avanti”.
Roberto Rondon si ferma da noi, e ci dà un piccolo saggio di onestà intellettuale. Roberto, forse la tua prestazione meno brillante, da quando sei a Feltre. So che non sei stato troppo bene in settimana, tra l’altro… “Mi piace essere obiettivo, oggi non ho giocato bene, e non certo per qualche problemino accusato in questi giorni. Niente, devo cercare di far meglio, sono il primo ad esserne consapevole. A livello di squadra, dobbiamo solo esser bravi a ripartire. Oggi la prestazione è stata meno bella rispetto a Triestina ed Arzignanochiampo, e… basta, dobbiam lavorare, testa bassa e via. Un momento così ci sta, importante è chiuderlo in fretta”. Oggi abbiamo fatto proprio fatica a costruire.Oggi abbiam fatto fatica un po’ in tutto, dai. Avevamo rischiato tutto sommato poco, era una partita così, da pareggio insomma, ma è un periodo in cui gli episodi fan la differenza. Adesso bisogna muovere la classifica”. Guardandosi davanti o alle spalle? “E’ secondario. Muoverla, intanto. Poi, noi siamo lì, e sta ancora a noi vedere che campionato fare, quindi giù la testa e pedalare”.
Giuseppe Bianchini ha l’aria sconfortata, e d’altro canto… E’ un po’ sempre lo stesso film, mister. Come la leggi, quella di oggi? “La leggo che siamo partiti bene, abbiamo fatto un buon primo tempo. Nel secondo eravamo stanchi, e abbiamo commesso un errore: quando vedi che non riesci più ad accorciare in avanti, che loro ne hanno più di te, devi cambiare atteggiamento, devi cominciare una partita diversa, devi portare a casa quello che la partita ti può dare”. Ci ha fregato, cioè, il volerla vincere fino alla fine? “Abbiamo giocato tre volte in una settimana, non dovevamo continuare ad andarli a prendere alti, nella ripresa. Chiaro, ci vuoi provare, ma non hai più la stessa forza, quando loro han cominciato a prender campo, nell’ultimo quarto di gara, ecco, lì dovevamo esser più bravi a serrare le fila. Non potevamo pretendere più di un punto, dal 70′ in poi. Poi sai, la tieni in piedi, trovi l’episodio a favore… Ma lì abbiamo sbagliato gestione”. E adesso? “Crisi proprio no. Guardarsi in faccia e capire quel che non va. I pochi gol fatti? Non mi preoccupano. E’ la stessa squadra e sono gli stessi giocatori che, fino a un mese fa, gli altri non sapevano come contenere… Bisogna insistere, poi quando si sbloccano tutto torna a posto”.

Alessandro Cossalter, collaboratore Union Feltre

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