Union Feltre, l’intervista a Nicola Ghedini

Nicola l’abbiamo visto al caldo. Quello delle amichevoli pre-campionato di Rasai, quello (“inchedibbile, ah!”, direbbe Alex Drastico) del primo turno di Coppa a Levico. L’immagine di Nicola è un’immagine prettamente estivo-balneare, per noi che seguiamo l’Union Feltre. Gli è rimasta la tintarella, nel nostro archivio mentale. Perchè poi è arrivato l’infortunio al ginocchio, e poi la riabilitazione, e poi di fatto la pausa natalizia. I dieci minuti di passerella nel finale col Careni (4 dicembre) sono serviti semplicemente per fargli riassaporare il clima della partita, e per dargli il nostro “bentornato”.

Come va il ginocchio, adesso? Risponde a pieno? Anche tu un problema al collaterale, giusto? “Sì, molto simile all’infortunio di Bedin, forse appena più lieve. Simili anche i tempi di recupero, tutto sommato, pur considerando che io ho fatto una riabilitazione diversa, meno specifica. Da un mese in qua il ginocchio risponde bene. Solo qualche piccolo fastidio, ma è normale, finchè la cicatrice non si riassorbe completamente. Sono pronto”.

Comincia la tua stagione, Nicola. Come te l’eri figurata, quest’estate, scegliendo l’Union Feltre? “Non com’è andata finora, naturalmente. Prima l’infortunio, poi comunque e per fortuna una squadra che sta viaggiando, che ha trovato equilibri importanti. Chiaro che volevo e voglio giocare le mie partite, lasciare il mio segno sulla stagione. Adesso, ripeto, sono a disposizione, e le mie carte le metterò sul tavolo. Ma la sai una cosa?” Prego. “Prendiamo l’ipotesi più negativa, e cioè che il mio spazio rimanga limitato. Per pura ipotesi, eh. Bene, anche andasse così, io non sarò cresciuto di meno. Il mio tempo non l’avrò sprecato. Perchè a diciott’anni, la prima esperienza lontano da casa, il confronto e lo scambio quotidiano con persone e giocatori come questi… saranno in ogni caso un arricchimento, qualcosa che ti metti via e ti porti appresso. Il calcio ha di questi momenti. Quanti giocatori nel giro di un anno svoltano? Lo vediamo di continuo. Ma ti ripeto, è un discorso puramente ipotetico, un ragionamento. Dopodichè, non vedo l’ora di potermi esprimere sul campo”.

Io di fatto non ti ho mai visto, più o meno. Che tipo di centrocampista sei, che tipo di evoluzione hai avuto dagli inizi ad oggi? “Sono un centrocampista cui piace la giocata, che cerca il pallone e la soluzione non banale”. Non un Poulsen. “Ecco. Prendilo per quel che vale, il riferimento, ma a me piace tanto Cesc Fabregas. Ecco a chi mi ispiro: il piede educato, la qualità, la gestione delle due fasi”. Un po’ il Marchisio vecchia maniera, anche, quando Pirlo faceva il regista e lui poteva andare… “Sono interista… ma sì, Marchisio è un altro che mi piace. In realtà io ho fatto anche il regista, in passato”. Quando? “Agli Allievi Elite della Liventina. Mi piaceva costruire, cercare le giocate, ho pure segnato qualche gol, ma…” Ma? “Ma non è sempre facile, interpretare così i ruoli di metacampo. Spesso mi hanno fatto pesare di non essere un “cagnaccio”, di badare poco alla sostanza…” Il muscolarismo, uno degli eccessi da cui il calcio ha rischiato di farsi snaturare. Ora forse ci si sta ricredendo, pian piano. “Comunque, è una critica che mi son sentito muovere tante volte. Ne tieni conto, certo, cerchi di migliorarti e di ampliare le tue conoscenze. Ma ognuno è sé stesso. Io ho il mio modo di giocare, e da lì non scapperò”.

Ragionavamo con mister Bianchini su che girone di ritorno potrà svilupparsi. Su come (opinione più che altro mia) l’accesso ai play-off sia di fatto una questione riguardante le prime attuali sei in classifica, proprio per questioni aritmetiche, di medie-punti, di gap da colmare e quantità di concorrenti… Poi, naturalmente, il calcio è il calcio. E voi, lo scorso anno con la Liventina (me ne parlava il tuo ex compagno Vianello), l’avete provato sulla vostra pelle: andata chiusa ben oltre la metà-classifica, retrocessione a fine-torneo. “Era il mio primo anno in una Prima Squadra. In realtà, non era previsto, nel senso che ok, facevo la preparazione con loro e poi tornavo alla Juniores. Mi hanno tenuto lì, invece, e per me, al di là dell’esito negativo, di un girone di ritorno davvero pesante, a livello del tutto personale è stata una gran stagione. Ne ho giocate 18-19, la maggior parte da mezzala, un paio da esterno alto, qualcuna da centrocampista centrale nel 3-4-3. Detto questo, il campionato attuale è qualcosa di totalmente diverso. Non è tanto per dire, ma quest’anno non c’è una sola squadra contro cui puoi pensare di vincere facile. Non c’è una partita dall’esito scontato. Guarda domenica, la Calvi vince da noi, il Vigasio a Campodarsego… Spesso il girone di ritorno cambia un po’ lo scenario rispetto all’andata. Ma io non mi sento di fare pronostici, e soprattutto non credo sia bene porsi obiettivi”. Nel senso? “Che se mi pongo un obiettivo mi sto limitando. Abbiamo fatto 30 punti al giro di boa. Tanti? Tanti, ma chi l’ha detto non si possa farne di più? Basta non star troppo a pensarci sopra. Quel che dobbiamo avere in testa è la prossima partita. Se ragioni troppo giochi meno libero, e se giochi meno libero hai meno probabilità di ottenere risultati. I 30 punti sono un’ottima base su cui costruire ancora. Abbiamo una squadra forte, forte non solo negli undici ma nell’intera rosa. Giochiamo, poi ad aprile vediamo cos’è successo”.

E poi va a concludersi pure la scuola, se non fosse che i maturandi… “Estate, sì. Io faccio la quinta scientifico, quello col latino”. Rapporto tuo? “Complicato, continuiamo a far traduzioni, io mi ci metto d’impegno ma… Meglio in storia e filosofia, per quanto mi riguarda”. Quindi poi università, immagino. “Al 90% sì. Ti dirò che questa stagione sarà decisiva per me, per capire se far solo calcio o meno. Ma penso che mi iscriverò all’università, un qualche ramo economico”. Sento odor di Peotta… (ride) ”Ne parliamo spesso a pranzo, con Peo. Ma non è certo solo quello. L’economia è proprio il versante che sento di voler esplorare”. Alla prossima, Nicola. In campo. “Lo spero proprio”.

  Alessandro Cossalter, collaboratore Union Feltre

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