Union Feltre, le parole di mister Bianchini alla fine dell’andata

Giunti a metà del cammino, in piena pausa di fine d’anno, ci ritroviamo con Giuseppe Bianchini. Sono passati quattro mesi, da quella prima chiacchierata che fece seguito al torrido pomeriggio di Levico, bimbe, ghiaccioli, ciaociao alla Coppa. Ad agosto, tutto doveva ancora accadere. L’Union Feltre iniziava giusto a prender forma, e chi avrebbe detto ne trovasse tanto presto una così chiara, così importante?

Oggi parleremo di tante cose, un po’ a salutare questo splendido girone d’andata, un po’ ad immaginare ciò che il campionato potrà raccontare. Lo faremo seguendo un paio di linee-guida: l’osservazione di dati e numeri, il bando alla scaramanzia. Chi ce l’ha coi gatti neri (che si fanno i fatti loro proprio come i bianchi), o coi cappelli sopra il letto, chi sbianca per uno specchio in frantumi, chi mai sotto una scala… chi insomma s’appassiona a tutte ‘ste robine qua, un bel salto a pie’ pari alla domanda numero due!

PREAMBOLO. Ce n’è bisogno, avrete pazienza. Per farsi un’idea di quel che ci potrebbe attendere, occorre prima analizzare ciò che s’è consumato sin qui. Dunque: in serie D, la squadra che vince il campionato accede alla Lega Pro, quelle dal secondo al quinto posto disputano i play-off, traguardo di prestigio sul cui senso reale non è il caso di soffermarsi in questa sede. Cos’è successo, giunti al giro di boa? E’ successa una cosa potente, a livello aritmetico: non solo le prime tre (Mestre, Triestina e Campodarsego) hanno innestato una marcia tutta loro (succede, in certe stagioni, che due/tre squadre salutino presto il resto della compagnia), ma quarta, quinta e sesta si sono costruite un bel piano rialzato, un giardino pensile, che quelle sotto possono tutt’al più ammirare. Convochiamo i numeri: dopo la 12^ giornata, la soglia-play-off si situava ad 1.58 punti di media a partita. Adesso, ad 1.76. Praticamente un incremento di 0.2 in un mese: uno 0.2, in un lasso di tempo tanto ridotto, scava un solco profondo dieci metri e largo altrettanti. Ma non siamo ancora al cuore della faccenda. Attenzione: la sesta (l’Abano) ha di fatto gli stessi punti (29 contro 30) di quarta (noi) e quinta (Virtus Vecomp). Il che, verosimilmente, porterà quarta e quinta a non abbassare la concentrazione neppure di mezza tacca. Se la sesta fosse a 5 punti, per dire, tutt’altra musica. E qual è la conclusione cui conducono tali premesse? Questa: perchè a maggio ottenga il pass una squadra che non compaia tra quelle appena citate, occorre che la media di DUE DI QUESTE TRE cali brutalmente, e che una di quelle dietro (Cordenons? Legnago? Altovicentino? Arzignano? Belluno? A voi la scelta) faccia un girone di ritorno pressochè da schiacciasassi. Facciamo due conti, chè si capisce meglio. Prendiamo proprio l’Union Feltre (a noi spandere l’olio sulla tovaglia, o spanderci il vino rosso, sa comunque di lavatrice…): media attuale 1.76 a partita, media da qui alla fine, ipotizziamo, 1.4, con 0.36 di decremento, che è parecchia roba…. Finiremmo a 54 punti. Perchè venga a riprenderci l’Altovicentino (una a caso), Trinchieri e company dovrebbero farne 32, più o meno il girone appena consegnato agli archivi dal Campodarsego. E se càpita solo a noi, o solo alla banda-Fresco, o solo ai neroverdi termali, l’Altovicentino o chi per lui può far i miracoli ed in mano si ritrova comunque un pugno di mosche. DEVE CAPITARE A DUE SU TRE! In definitiva: se non succede un mezzo finimondo, ai play-off prenderanno parte due squadre tra Mestre, Triestina e Campodarsego, ed altre due tra Union Feltre, Virtus Vecomp ed Abano. Virtus che abbiamo battuta al Gavagnin, e che verrà allo Zugni Tauro. Abano contro cui abbiamo perso laggiù, e che dunque verrà allo Zugni Tauro (ah, dovessero mai provarci Altovicentino, Legnago o Cordenons, tutte per casa nostra, devono passare…). Insomma, quel che si profila è uno spettacolare minitorneo a tre, lungo quattro mesi, da giocarsi tanto sul filo dei decimali, quanto sul filo dei nervi. Una guerra di logoramento con tre battaglie campali ad imprimere pieghe ed ipotecare scenari.

Fine del preambolo, sentiamo Giuseppe Bianchini, appena partito da Villaverla alla volta del Boscherai, dove in queste due settimane la squadra farà un richiamo atletico, lavorando su distanze medio-corte, al fine di ottimizzare la condizione fisica.

Mister, al di là del basso profilo che tu hai sempre mantenuto con coerenza inscalfibile, basta far due conti per vedere che l’accesso ai play-off è una lotta a tre, ormai… Chi può mai risalire da un abisso del genere? “Numeri alla mano, sembra proprio così. Tanto più in un campionato come questo, recuperare un distacco del genere pare davvero un’eventualità improbabile. Col livellamento che c’è, vai male a dire “ne vinco quattro di fila”. Però lo sappiamo il calcio com’è. Nel calcio salta fuori il Leicester, e addio conti e previsioni. Non si sa mai, c’è sempre spazio per l’imponderabile”.

Ok, buttiamoci sull’imponderabile. Di quelle dal settimo posto in giù, quale secondo te potrebbe avere le carte in regola per un’impresa simile? “Due: Legnago ed Altovicentino. I veronesi sono davvero una bella squadra, forti forti, se trovano un po’ più di continuità nei risultati… L’Altovicentino, te lo dico chiaro, aveva il centrocampo più forte di tutti, ad inizio stagione, Rubbo (di categoria superiore), Pozza, Caporali… Pagano infortuni e problemi vari, ma il potenziale rimane altissimo. Vogliamo parlare dell’attacco? Trinchieri, Carbonaro, Simoncelli… Ecco, se una può riuscire in una rimonta del genere, per me esce da queste due. Ma è vero, sarà comunque durissima”.

Tra l’altro, le affronteremo entrambe in casa, così come la Virtus, così come l’Abano di Tiozzo… “La sto aspettando anch’io, quella con l’Abano (19 febbraio, nda). La aspetto dal fischio finale dell’andata…l’avrei rigiocata il giorno dopo, guarda… Sul fattore-campo: importante, certo, ma non decisivo. Chiaro, se sono partite da dentro o fuori, se sono una specie di spareggio, beh, meglio davanti al nostro pubblico”.

Ne parlavamo pochi giorni fa con Dall’Ara: se c’è una partita che ha dato questo volto al nostro girone di andata, è stata quella di Verona, giusto a metà. D’accordo il derby col Belluno, ma lì andammo ad espugnare un campo terribile, arrivando da due sconfitte… “Sicuro! Te lo dico: non vinceranno altre squadre, quest’anno, al Gavagnin. Quel successo fu decisivo per noi a livello di convinzione, di autostima. Avevamo perso ad Abano e col Mestre. Sulla carta poteva starci la terza, vai in casa della Virtus… La potevi anche mettere in preventivo, e sarebbero state tre battute d’arresto tutto sommato nell’ordine delle cose. Ma un conto è fare ‘sti ragionamenti qua, un conto poi ritrovarti in spogliatoio con 0 punti in 270’… Rischi che ti vengano meno le tue sicurezze, rischi di rimettere in discussione quanto fatto fin lì. Per questo è stata la partita più importante, perchè ci ha rinsaldato nelle nostre convinzioni, ci ha dato la forza di insistere”.

Continuando con le note liete, come non mettere la valorizzazione/esplosione dei nostri giovani prima di tutto il resto? Cossalter, Solagna, adesso Boschet… “Assolutamente sì, questo è stato il motivo di maggior orgoglio e soddisfazione. C’è dietro tutto un lavoro della società, e si porta dietro effetti positivi, dà stimoli, motivazioni”.

Cosa ti è scattato quel giorno a Trieste, quando hai deciso che Alex sarebbe partito dal 1′? In campionato non era ancora mai nemmeno subentrato, in Coppa aveva fatto un quarto d’ora nel finale a Levico… “Cosa mi è scattato… Quel giorno avevo problemi coi fuoriquota, diversi erano indisponibili. Mi sono detto “Cossalter è forte, tanto vale provarlo, vedere come risponde in partita”. E ti dirò, quel giorno faticò, aveva addosso due armadi… e però ci provava, ce la metteva tutta. Perchè, in fondo, il discorso è solo uno: io non guardo se uno ha sedic’anni, dodici o quaranta. Io guardo ciò che il giocatore mi dà in allenamento. Alex non ha solo qualità che erano lampanti dopo tre giorni di ritiro estivo (la forza nelle gambe, la scaltrezza, la maturità, la capacità di spostarti palla in un nanosecondo), ma ha di buono che impara al volo, Alex è una spugna! A Trieste fu dura, per lui. Ma neanche una piega: da Vigasio in poi ha cominciato a giocare davvero, a farci vedere cosa è in grado di fare”.

E, al di là dei nostri ragazzi, un aspetto che a te preme sottolineare, se c’è… “Sì che c’è. Io di squadre ne ho girate tante, chiaramente più da giocatore che da allenatore. E una cosa te la dico: l’intensità che ci mette questo gruppo, io non l’avevo ancora trovata da nessuna parte. Da quest’estate ad oggi, avranno sbagliato sì e no due mezzi allenamenti. Ti parlo di spirito, di essere sul pezzo”.

Merito dei vecchi, questo? “In parte sì, quando un bocia vede, non so, Bedin, Madiotto, Rondon, ma potrei andar avanti con l’elenco, che fa ogni seduta a 1000, è chiaro che dentro di sé gli scatta la molla, “ma allora bisogna che io vada a 2000”… L’effetto-traino è fuori discussione. Ma non è tutto qua. Se i giovani non hanno già una loro predisposizione, se non hanno già acquisito una determinata propensione al lavoro, ecco, questo non servirebbe a niente. Le due cose devono andare a braccetto”.

Se un po’ ho colto il tuo modo di vedere le cose, un dato ti dà fastidio, quello per cui abbiamo mantenuto la porta inviolata solo in tre occasioni. “Tanto, guarda, tanto fastidio. Non siamo ancora alla solidità che voglio io. Quella che mi metto là in panchina, mentre l’avversario attacca, e posso permettermi di dirmi “attacca, attacca pure…”. No, ancora non mi sento così, in quelle fasi. Dobbiamo crescere di squadra, non di linea difensiva. Dobbiamo saper gestire quelle fasi, che in una partita càpitano, senza concedere quello che ancora concediamo. E’ un discorso di squadra, ripeto, di assetto generale, non di linea difensiva”.

Chiaro che, col 4-2-3-1 praticamente costante, qualche spazio in più succede di lasciarlo. “Beh certo, stavo per farti io il discorso del modulo. Ma non so che farmene, delle giustificazioni. Si può migliorare sempre. Si deve migliorare, sennò!”

Una promessa ai tifosi per l’anno nuovo, ti va di farla? “Prima di tutto, un augurio sentito di serenità a chi ci segue, ed alle loro famiglie. E poi sì, una promessa la faccio. O meglio, la rifaccio, visto che la condividemmo quest’estate, a Rasai, c’era il presidente, il direttore sportivo, altri dirigenti… Questa squadra darà sempre l’anima, ci eravamo detti. Finirà ogni partita con la lingua per terra, se potrà dare 80 darà 80, se potrà dare 200 darà 200. Fin qui, la squadra è stata di parola, e credo che i nostri tifosi abbiano potuto toccarlo con mano. Ecco, voglio che continuino a vederlo per tutte le partite che restano!”

 

Alessandro Cossalter, collaboratore Union Feltre

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