Nasce la futura Union Feltre: Andrea Pagan è il nuovo allenatore

ANDREA PAGAN E’ IL NUOVO ALLENATORE DELL’UNION FELTRE

Parlavamo di tasselli del mosaico: i primi, Guzzo, Madiotto, Gjoshi. Immaginiamone uno in vetro e pietre colorate, come quello nella foto qui sotto, Cattedrale di Notre-Dame, Amiens, Francia, XIII secolo. L’Union Feltre ha iniziato nei giorni scorsi a separare la malachite dai lapislazzuli, il rosso dal giallo, tessere lucide quasi diafane da altre opache e fosche. L’Union Feltre ha in mente il suo bel disegno, ed è fervida l’attività di costruzione. Tassello su tassello, uno per volta, fino al compimento del quadro.
Ma tutta una tradizione artistica e religiosa è lì a ricordarci che questo tipo di mosaici, per spogliarsi in qualche modo della propria materia e farsi pienamente SEGNO, per divenire puro messaggio e poter con ciò riscattare e togliere la propria natura terrestre, ebbene: necessitavano della luce, dei raggi del sole, della piena coscienza da parte dell’artefice dell’angolo che, nelle diverse ore del giorno, essi avrebbero creato con la vetrata. L’Union -permettete di completare l’immagine- ha trovato infine la luce su ciò che finirà per essere il proprio mosaico: mister Andrea Pagan.

Quest’anno a Valdagno, almeno sino a febbraio, la stagione precedente condottiero di un grande Este (terzo posto e play-off), prima ancora sulla panchina della sua Clodiense (due tornei in due gironi diversi della serie D), ed a ritroso alla guida di diverse formazioni giovanili di Cittadella e Padova (il suo esordio), Andrea Pagan ha sottoscritto nel pomeriggio di oggi il contratto che lo vedrà allenatore della Prima Squadra verdegranata per la stagione 2017-2018. S’era scatenato il solito tourbillon di nomi, come sempre accade in questi frangenti. Toni Tormen, ad un certo punto, ha virato deciso sul quarantenne di Chioggia. Quella gli è parsa l’ideale inclinazione dei raggi solari.

Chi segue l’Union Feltre conosce Sandro Andreolla. Fosse pure chi la segue da quest’anno soltanto: Sandro ha fatto il campionatone che ha fatto coi suoi Giovanissimi Sperimentali, e se questo campionato ha fatto lo si deve in primis alla sua idea di calcio, al suo modo di trasferirla e farla pian piano penetrare nelle giovani teste che comandano le giovani gambe dei suoi giocatori. Chi sia stato presente anche solo ad un tempo delle loro partite, avrà senz’altro notato un’impronta precisa, una volontà di giocare a calcio dentro schemi (proviamo a pronunciarla senza timori, questa parola, e portiamola via dal diffuso discredito che non si merita) e trame ed equilibri fissati con chiarezza. E’ a muovere da questi presupposti che chiediamo ad Andreolla un’istantanea su mister Pagan, che allenò appunto la Clodiense nella stagione 2014-2015, stesso girone dell’Union Ripa la Fenadora, la quale, dentro un reparto d’attacco ch’era un piacere, schierava il 10 dagli occhi chiari. Sentiamolo: “Era la seconda di campionato, il nostro esordio al Boscherai. Arriva il Chioggia, noi convinti di sbranarli, giovani com’erano. Altro che sbranarli: perdemmo 2-1 e ci diedero una mezza bambola, anzi ce la diedero intera mi sa, proprio dal punto di vista del gioco, con quel loro 4-3-1-2. Al ritorno -prime avvisaglie della nostra crisi-, in casa loro, perdemmo addirittura 4-1: altra bambola, come una matrjoska. Lui? Cattivo, bello cattivo, ed al tempo stesso equilibrato: li faceva giocare a pallone. Davanti, tra l’altro, schieravano Santi e Mastroianni, alle loro spalle un bel fantasista di cui non ricordo il nome… Tutti sapevano quel che dovevano fare, un mediano davanti alla difesa per cui passavano miliardi di palloni… No no, bene, bene”.

Andrea Pagan, dicevamo, ha autografato la carta nel pomeriggio. L’abbiamo sentito pochi minuti dopo l’incontro definitivo col presidente Giusti ed il ds Tormen. Il mister avrà nel suo staff Vanni Berlese, preparatore dei portieri, e Graziano Santomaso, preparatore atletico. Mister, quant’è durata la trattativa con l’Union Feltre? “Rapida, in tre giorni era tutto a posto. Ho avuto subito l’impressione che presidente e direttore volessero me, che mi volessero davvero. E’ scattato immediato un gran feeling, sono persone appassionate, questo l’ho percepito all’istante. Qui c’è un progetto ambizioso ed equilibrato al tempo stesso. E’ fondamentale, l’equilibrio, perchè non di rado l’ambizione tende a farlo perdere, a far venir meno il senso della realtà. All’Union l’uno e l’altro aspetto sono molto chiari”. Qual è la sua idea di calcio, quali i suoi princìpi-cardine? 4-3-1-2? “Il modulo, intanto. Sul 4-3 nessun dubbio, poi dipende: il rifinitore, o il tridente classico, o l’albero di Natale. 4-3-fantasia? Ci sta, ci sta. Quella Clodiense di cui lei ricordava i due successi col Ripa, per esempio, prevedeva Pellizzer dietro Santi e Mastroianni, ma Pellizzer era tutto fuorchè una mezzapunta: gran cursore, grandi capacità d’inserimento, un po’ alla Perrotta con Spalletti, un po’ un Nainggolan, se vogliamo restar sull’attuale. Dipende dai giocatori a disposizione, se tra i miei c’è Cossalter, per dire, beh, Cossalter non farà mai il Pellizzer! Filosofia di gioco, mi diceva: torno sul concetto di equilibrio. Quando la palla la avremo noi, dovremo essere bravi a giocare più minuti possibili nella metacampo avversaria, dinamici e propositivi. Ma la palla sempre non la potremo possedere, ed allora equilibrio, distanze ed attenzione”.

Tre giocatori sono già stati confermati: c’è il suo zampino? E se lei dovesse fare un quarto nome cui proprio non vorrebbe rinunciare? “Sì, sono tre nomi che io e la società abbiamo condiviso. Nel campionato appena concluso, ho visto l’Union cinque volte: quando si ha in casa un attaccante come Madiotto, si fa in modo di tenerlo, a Valdagno contro di noi ha reso facile qualcosa che facile non era, e su quel suo gol l’Union Feltre ha costruito il suo successo. Guzzo, e me lo confermano in diversi qui dentro, ha avuto una crescita notevole, ed è un ragazzo disponibile, è sereno. Giocatori fondamentali, per noi. Come sarebbe fondamentale il rinnovo a Salvadori, e non parlo solo dell’aspetto tecnico: giocatori come il capitano sono dei riferimenti, all’interno di un gruppo. Conoscono l’ambiente, sono qui da anni, i giovani trovano in loro un appoggio ed un sostegno. Naturalmente, mi piacerebbe allenare Cossalter, che ho nominato prima. Il che non vuol dire tarpargli le ali, evidentemente, nel momento in cui gli dovesse pervenire qualche proposta di alto livello. E’ giusto prima di tutto dare ad ognuno la possibilità di esprimere se stesso, al massimo. Ma fosse ancora dei nostri, sarebbe una grande risorsa”.

E’ la stagione di Este quella cui lei è rimasto più legato? “Quello fu senz’altro un grande campionato: 22 reti subite, seconda difesa d’Italia dietro il Parma con 21. Perdemmo soltanto 4 partite su 38, 3 nelle ultime 5 giornate, quando già stavamo caricando a livello di preparazione fisica in vista dei play-off. Inoltre, portammo Mastroianni al titolo di capocannoniere con 25 gol. Ma sullo stesso piano metto la stagione 2013-2014 alla Clodiense, la squadra della mia città. Ero all’esordio in categoria, e facevamo parte di un girone che comprendeva Lucca, Massa, Camaiore: non è solo un discorso di trasferte impegnative a livello logistico, ma di difficoltà nel reperire informazioni sugli avversari, qua intorno bene o male li conosci tutti o comunque c’è sempre chi ti può supportare, lì la cosa si complicava. Ecco, riuscimmo a salvarci con largo anticipo, senza mai finire invischiati nelle paludi della bassa classifica. Avremmo potuto pagare lo scotto della mia inesperienza, ed invece per la Clodiense fu un’ottima stagione”.

Il mister deve andare. Ci sarà modo di conoscerlo meglio, di chiacchierate più ampie. Adesso c’è da star dietro al mosaico, tessera su tessera, e la luce migliore. Alè!

Alessandro Cossalter, collaboratore Union Feltre

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